Tizianeda per Cunta e Canta – Tuia

Da “La Medaglia del Rovescio

Ora vi racconto una storia. La storia di Iaia e Turi. La storia di una donna, di un uomo e della terra.

Iaia, che ha la pelle scura, le linee del viso impastate di roccia corteccia lupa fuoco, che ha i capelli impervi chiusi in una crocchia, gli occhi neri che friniscono, che la guardi e appare improvvisa una donna dei primi del novecento, di quelle nascoste con la loro anima selvaggia tra le sperdute lande del nostro sud suddissimo.

 Con lei Turi il suo compagno, dagli occhi azzurri, eleganti, che ridono gentili, i tratti delicati come quelli di un antico nobile austro-ungarico, i baffi lunghi e il pizzetto, le mani bianche che si muovono placide, come le parole che escono calme e si armonizzano con il suono passionale della voce di Iaia.

Lei è Milanese, lui è Calabrese.
Due artisti che a Milano usavano l’arte per curare le anime perse. Milano il luogo del lavoro, della quotidianità, delle abitudini, degli amici. Milano che volevano lasciare, senza allontanarsene troppo. Poi è successo l’imprevedibile, perché la vita è così, devia all’improvviso, come fanno gli spiriti originali, poco allineati.

E’ successo che il padre di Turi ha sottratto alla morte il potere di distribuire i beni ai figli. Lo ha fatto lui, quando ancora era in tempo per osservarli. A Turi è toccata la terra , un bosco, gli uliveti, un ruscello del sud suddissimo e una baracca lì in quel luogo sperduto. Così il padre facendo un dispetto alla morte, ha ridisegnato due destini.

Iaia e Turi sono approdati in Calabria, per vederla questa terra che, come un bambino abbandonato sull’uscio di una chiesa, non potevano ignorare. E lì, è successo il prodigio di quando arrivi in un luogo mai visto prima e per la prima volta ti riconosci, chè il racconto della tua anima scorre tra quegli alberi, quell’acqua, quel cielo prepotente, il vento, il silenzio, il canto della natura.

Questo ha sentito Iaia, milanese, lombarda del nord nordissimo, incontrando la terra calda e selvaggia e indomita della Calabria. L’isola nella quale approdare. Così iaia ha ripercorso con Turi – trascinato dalla ostinazione di lei e da quell’amore fulminante con la terra che, no, lui non poteva contrastare – una migrazione al contrario. Hanno costruito una casa in mezzo alla terra, un po’ alla volta e poi la Calabria è diventata il luogo della quotidianità. Da quattordici anni ormai.
Iaia e Turi che oggi vivono della loro arte, creando con la pazienza che solo l’amore sa, oggetti bellissimi con elementi naturali, a cui hanno dato il nome “Tuia”, dall’unione dei loro nomi ma che è anche una pianta rigogliosa. E poi sono i cantastorie di quelle lande per trasmettere agli altri, con il loro fiato e la loro musica, la luce che hanno dentro.

E ora che ho conosciuto questa storia straordinaria, presto tornerò da Iaia e Turi che mi aspettano nella casa costruita da loro, con la tavola apparecchiata, un bicchiere di vino, del pane buono, e un piatto caldo e saporito preparato “stranghiando” unendo in una grande padella, per creare tra di loro un tutt’uno armonioso di sapori, gli ingredienti precedentemente cotti con tempi e procedimenti differenti. Come succede negli incontri felici, dove ognuno porta con sé la ricchezza della propria storia aggiungendo bellezza alla storia dell’altro.

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