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Il Cantastorie e Chianalea

10355757_10202575708610995_5999508450785504455_nQuando è apparso tra le strade raccolte del Borgo, il sole era sparito. Platealmente dietro il mare. A sostituirlo i lampioni di una luce timida e gialla a sottolineare il profilo della antiche case appoggiate sull’acqua. Una muraglia adorna di porte, tetti, finestre, balconi sopraffatti da fiori e vasi verdi. Una muraglia abitata e piena, a tratti interrotta da strette brecce o ampi spazi, rifugio e appoggio per le barche, a rimandarci la presenza del mare, il suo azzurro in movimento costante e sensuale, il suo odore umido. E qui, tra le vie minute, nel Borgo di Chianalea di Scilla, antico villaggio di pescatori, all’improvviso, come d’incanto, come restituito da una dimensione senza tempo e spazio, è apparso un Cantastorie: Nino Racco il Cantastorie. Con la voce e la chitarra ha dato corpo e anima, tra le strade strette, a personaggi epici della tradizione Calabrese, che hanno rivissuto le loro gesta tra la gente assiepata, silenziosa e stupita. E allo spettacolo intenso e coinvolgente del cantore, si è aggiuntoIMG_20140725_223402 quello di chi è accorso per ascoltarlo, per sentire la voce di quest’uomo dallo sguardo acuto e la gestualità plateale di un menestrello, che è riuscito a imbrigliare i presenti nella rete delle sue storie cantate. Uno spettacolo in movimento, come una barca luccicante in mezzo al mare, tutti insieme, tutti parte dello scenario. Tutti protagonisti dello stesso stupore. Bambini, ragazzi, giovani, meno giovani, anziani, a seguire con lo sguardo e con i passi, a scoprire la bellezza del racconto e delle storie lì contenute. E così mentre Nino Racco il Cantastorie raccontava e camminava, la gente accorsa ascoltava e seguiva i passi dell’incantatore. IMG_20140725_223540E guardando e ascoltando abbiamo vissuto il potere taumaturgico delle storie. Perchè le storie calmano, le storie cullano, ci riportano nel mondo placido dell’infanzia in cui il tempo che scorre non esiste, in cui tutto può accadere. Nino Racco il Cantastorie, nelle strette e antiche vie del Borgo di Chianalea, per una sera, è riuscito a ricreare questa magia, ritrovando per noi il tempo perduto. Tizianeda

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Kaulon, il vento e i sorrisi

Hanno attraversato in auto le strade malferme della Calabria. Hanno chiacchierato, riso, scherzato. Hanno percorso paesi incastrati tra mare e rocce e dopo due ore di viaggio Domenico, Laura, Sergio e Tizianeda, sono arrivati a destinazione. Così sono approdati in un posto che a pronunciarlo capisci subito che è unico e speciale: Kaulon. E’ un luogo che arrivi e ti sembra di essere in una terrazza tonda e spaziosa a tuffarsi nell’azzurro in movimento e con il cielo sopra che ti cade addosso e ti sperdi e ti viene un sorriso come quello dei bambini che non va più via. Ché la bellezza tanta ha questo effetto riconciliante e da lì il mondo è un racconto luminoso e clemente.
Perché i quattro a Kaulon hanno visto un sito archeologico unico, posseduto dal sole e dall’aria che quel giorno soffiava invadente e allegra . Sono andati dove secoli e secoli fa c’era una colonia della Magna Grecia e ora, a ricordarla, perimetri delimitati da basse mura e massi a far intuire una casa grande, importante e un tempio dorico, un luogo sacro, che i quattro hanno attraversato emozionati, quasi a sentirne l’energia antica.
E poi in questa isola sospesa nel tempo e nello spazio hanno incontrato sorrisi e sguardi appassionati. Hanno incontrato Francesco, l’archeologo che si prende cura di quei luoghi, che ti parla calmo con il sigaro spento in mano, che ha scoperto proprio in quelle stanze senza tetti un mosaico prezioso che raffigura un drago, che ha il viso e gli occhi scuri che sembrano l’incrocio di più mondi e culture. Hanno incontrato Silvana direttora del sito archeologico di Kaulon, che ha narrato con forza garbata i luoghi e la passione e le difficoltà nel mantenere intatto quel mondo sospeso. Ha raccontato la paura che questi posti pieni di storia e incanto possano andare in malora per colpa dello sguardo distratto degli amministratori. E hanno incontrato un antropologo, studenti di archeologia, studenti di storia, di studi umanistici e scientifici, Peppe, Antonietta, Mara, Marta, tutti lì a curare la bellezza che il passato ci ha regalato. Hanno incontrato Carla e Diego, argentini, loro che studiano la lingua greca, che hanno attraversato l’oceano per guardarli da vicino quei luoghi che hanno visto e letto sui libri. Loro che vengono da una storia e una cultura altra a ricordarci che le distanze non esistono, che sono tutte nella nostra testa. E se dentro hai l’amore per i paesaggi, per la cultura, il passato e il racconto di una umanità che ha sempre cercato in mezzo alla confusione dei tempi la bellezza e l’incanto, ogni distanza, barriera, distinzione, perdono forma e importanza e rimangono il vento e i sorrisi a insinuarsi virtuosi tra le persone e la storia.

Tizianeda

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